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Grandprixgames.org down le cause
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 PostPosted: 26 Mar 2021 16:40:18  Grandprixgames.org down le cause
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  Nemesis

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italy

Il giorno 11 Marzo 2021 è andato a fuoco uno dei più grandi datacenter europei: una intera ala di OVH è stata devastata dalle fiamme e tutto quello che era sui server è andato in fumo. Chi non aveva previsto un disaster recovery plan ha quasi sicuramente perso tutto. Può succedere, vediamo perché.

Ieri mattina, quando abbiamo letto del datacenter OVH di Strasburgo in fiamme, abbiamo subito pensato a cosa sarebbe successo se in quella struttura ci fosse stato anche uno dei server di DDay.it. L’ipotesi che un intero datacenter nel 2021 possa andare a fuoco è un qualcosa che nessuno prende in considerazione, e molti lo reputano impossibile. Eppure, nonostante sia difficile che accada, può anche succedere e Cristiano Zanforlin, Chief Commercial Officer di Mix Milano con una lunga esperienza di oltre 20 anni in diversi datacenter italiani, ci ha spiegato perché quello che molti ieri hanno ritenuto impossibile, un intero datacenter devastato dalle fiamme, è in realtà qualcosa che viene spesso calcolato.

“I datacenter sono progettati seguendo le direttive di affidabilità e tolleranza che vengono dettate da chi li commissiona. All’interno del piano di progettazione ci sono specifiche che riguardano livelli di ridondanza e affidabilità, e il datacenter viene progettato seguendo queste indicazioni che non sono uguali. Non tutti i datacenter sono costruiti allo stesso modo” spiega Zanforlin.

Scopriamo così che mentre in passato c’è stata la corsa ai datacenter iper protetti, con il massimo livello di sicurezza e resistenti anche all’errore umano, oggi non è più così. La tendenza dei grandi provider è di avere tanti datacenter delocalizzati con un livello di protezione più bassa: si preferisce avere tanti nodi che costano meno come manutenzione, costruzione e gestione piuttosto che avere un unico datacenter costruito con specifiche militari.

Il datacenter di OVH non solo era costruito con questo principio ma era anche un datacenter molto particolare, perché realizzato in una struttura a container di metallo impilati. Zanforlin ci spiega che oggi i container vengono usati dai datacenter come moduli aggiuntivi di emergenza per gruppi di continuità o per operazioni temporanee, sono blocchi già pronti, ma questo per OVH è diventata la normalità.

Inoltre, OVH essendo una piattaforma commerciale, gestisce all’interno dei container server ad altissima densità: ogni singolo armadio ha una potenza di calcolo enorme e densità, quindi tanta potenza, vuol dire anche tanta energia che non vede l'ora di sprigionarsi.

Le fotografie che abbiamo visto, con il metallo deformato dalle fiamme, spiegano i motivi di una propagazione così rapida dell’incendio: basta che uno dei container nella parte bassa prenda fuoco per trasformare in poche ore i piani superiori in un incendio difficile da domare.

Nei datacenter italiani è difficile che questo possa accadere, perché sono costruiti in cemento e le pareti sono in grado di resistere per oltre due ore al fuoco senza deformarsi.

Inoltre, spiega Zanforlin, oggi i datacenter moderni vengono costruiti a compartimenti stagni, tante piccole scatole a tenuta stagna che sono in grado di auto-isolarsi nel caso di incendio. Chi gestisce un datacenter è consapevole che un incendio possa divampare in una di queste scatole, ed è disposto a perdere interamente quello che c’è dentro, server e dati. Nessuno però è disposto a perdere la struttura: può accadere il singolo evento, ma la struttura impedisce che si diffonda a catena.

Ogni proprietario di datacenter sceglie cosa ritiene accettabile perdere, e in quel caso calcola anche come gestire i dati di quello che c’è all’interno dell’area che verrà distrutta. Non possiamo sapere se OVH aveva calcolato come possibile la perdita di un singolo container o di un intero building, quello che sappiamo è che un building e parte di un secondo building sono andati distrutti dalle fiamme.

I datacenter, spiega Zanforlin, sono ovviamente protetti da un sistema anti incendio ma come sempre bisogna vedere se ha funzionato come dovrebbe e in che modalità.

Nel 2019, qualcuno sicuramente lo ricorderà, è andato a fuoco interamente il datacenter di Sky a Roma: i sistemi anti incendio sono partiti all’istante, tuttavia il fumo denso successivo allo spegnimento delle fiamme ha portato ad un danneggiamento di tutti gli apparati presenti nell’edificio, anche di quelli che non erano stati toccati dalle fiamme. Spegnere non sempre è la scelta migliore, spesso si preferisce isolare e lasciare che il fuoco distrugga tutto in un ambiente circostanziato.

Per questo motivo oggi esistono diverse linee di pensiero su come si deve domare il fuoco all’interno di un datacenter: gli operatori anglosassoni prediligono lo spegnimento ad acqua, con i classici ugelli che spruzzano acqua o nebulizzano vapore. Preferiscono perdere tutto quello che viene annaffiato, ma non vogliono avere dubbi sul fatto che l’incendio sia completamente domato.

In italia e in tanti paesi europei si preferisce usare sistemi a gas inerte, che riducono la quantità d’ossigeno e vanno ad estinguere la fiamma. Questi sistemi tuttavia possono intervenire ad ambiente chiuso, e se il sistema antincendio rivela che una porta è aperta o una finestra è stata lasciata leggermente socchiusa il sistema potrebbe non partire perché l’ambiente non è compartimentato.

La scelta del sistema anti incendio dipende anche dai costi: con le nuove normative sulla sicurezza alcuni sistemi molto efficaci richiedono una continua manutenzione e i costi si alzano. La scelta, spesso, è quella di sacrificare tutto, perché risulta più conveniente. I dati, tanto, sono teoricamente salvi altrove. Teoricamente, perché non sempre è così: dipende dai singoli clienti e dai contratti che vengono fatti.

Zanforlin, che segue la parte commerciale e le relazioni con i clienti al Mix, ci spiega che l’ipotesi che un datacenter vada a fuoco è assolutamente calcolata e che quando un grosso cliente si siede a negoziare un contratto non vuole nemmeno sapere quali sono le precauzioni anti-incendio, vuole solo sapere quali sono i piani di recupero. Il famoso recovery plan, ovvero quanto tempo serve, se si scatena un incendio, per tornare alla normalità con tutti i dati al loro posto.

Bisogna considerare tuttavia differenti situazioni. Ci sono casi dove c’è ridondanza totale, ed è il caso ad esempio di un provider: se va a fuoco il datacenter di un provider ai clienti la connettività viene fornita da un altro nodo. La stessa cosa vale per la posta elettronica e per i servizi associati.

Il secondo caso è quello dei datacenter per terzi, soluzioni come OVH che affittano quelle che vengono chiamati “private cloud” ma in realtà non sono altro che macchine virtuali installate su un server installato in un container. Si stima che ieri più di un milione di siti e servizi siano stati impattati dal catastrofico evento di Strasburgo, e la maggior parte di questi erano aziende, startup, siti personali e applicazioni gestite in questo modo.

Molti clienti di OVH, stando a quello che si può leggere su Twitter, erano convinti che OVH stesso, come servizio, prevedesse di fatto un recovery plan per i clienti, ovvero che esista da qualche parte una copia dei dati presenti sui server andati a fuoco. Non è così: i server sono come fogli di carta, una volta bruciati tutto quello che c’era scritto è andato perso per sempre. Spettava al cliente fare la fotocopia, oppure pagare per farla.


Fonte: dday.it

Non si garantisce aggiungiamo noi secondo nostre opinioni, un ritrono alla normalitá al 100$ ovvero come era il forum prima del disastro
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 PostPosted: 26 Mar 2021 16:40:18 Adv
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 PostPosted: 28 Mar 2021 13:06:50  
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  Nemesis

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italy

Quello che é capitato vige in una situazione ancora non tanto definita e poco chiara, ci sono anche altrii utenti con altri siti, che hanno ricevuto lo stesso danno e sono arrbbiatissimi davvero, che hanno chiesto il rimborso dei soldi, per andare altrove, si parla di un callcenter non tanto all'altezza della situazione, e forse anche di qualche incompetenza, che purtroppo nel mondo non manca mai.

Staremo a vedere per grandprixgames, quali saranno le loro sorti, che purtropo sembrerebbero essere sempre piú grigie, forse la prossima settimana srá quella decisiva? Vedremo noi vi terremo cmq aggiornati
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